SAN BENEDETTO DEI MARSI
100 anni dalla nascita dell'abate don Luigi Di Genova
Cento anni fa a San Benedetto dei
Marsi nasceva l’abate don Luigi Di
Genova, da una famiglia di modesti
contadini. Da fanciullo ebbe la sfortuna
di fare la terribile esperienza del
terremoto (13 gennaio 1915), che
colpì tutta la Marsica, in cui il piccolo
Luigi rimase ferito tra le macerie,
riportando un trauma cranico. Passando
nella Marsica provata da quel
tremendo sisma, un piccolo sacerdote
energico ma grande nell’esercizio
della carità di nome Luigi Orione, lo
accolse e lo portò con sé e fece del
fanciullo Luigi Di Genova un sacerdote
semplice, umile, ma spiritualmente
fecondo. I primi passi sacerdotali
furono mossi nell’ambito cella
congregazione, fondata da don Orione;
più tardi volle tornare nella sua
amata diocesi dei Marsi e con l’aiuto
dell’allora parroco di San Benedetto
dei Marsi, don Achille Palmerini, vi
rientrò. Il vescovo Pio Marcello Bagnoli
lo inviò a Pescasseroli come
aiuto all’abate don Carlo Quintigliani,
avanti negli anni e ammalato, il 5 ottobre
1946. Poco più che trentenne,
era silenzioso, riservato e delicato di
salute, tanto che soffrì subito per il
clima rigido e la molta neve, e si pensò
che non avrebbe resistito molto a
Pescasseroli. Invece, alla scomparsa
di don Carlo nel 1947, fu nominato
abate parroco e tale vi rimase fino al
1987. Quaranta’anni trascorsi nella
sua profonda e intensa vita di pietà,
lavorando nella vigna del Signore,
con gesti e parole che gli hanno
permesso di essere presenza misericordiosa
del Dio Amore. Molteplici
i suoi interessi pastorali, dalla catechesi
dell’iniziazione ai Sacramenti, a
quella per le famiglie. Gli ammalati,
che visitava spesso, ricevevano da lui
sempre una parola di speranza. Ma la
cosa che più mi ha sorpreso è stata la
sua pastorale vocazionale: egli fece
innamorare molti ragazzi e ragazze
di Gesù con la sua trasparente gioia
di essere sacerdote; ma le molte
vocazioni che il Signore ha concesso
come dono durante il suo ministero
a Pescasseroli sono frutto delle sue
frequenti ore passate davanti al tabernacolo,
cosa per cui il Signore
l’ha sempre premiato. Molte sono le
ragazze divenute suore nella congregazione
delle Suore delle Poverelle;
molti i ragazzi divenuti sacerdoti
secolari o religiosi: Salesiani, Confezionisti,
Scolopi. Ma la sua gioia era
quella di veder i giovani innamorati
di Dio. A diciannove anni dal suo ingresso
nel Regno di Dio ancora riconoscenti per tutto il bene profuso a
Pescasseroli, così mi piace ricordarlo:
caro don Luigi, tu sarai sempre qui,
dinanzi all’immagine veneratissima
della Madonna Incoronata, lungo la
via che conduce al santuario di Monte
Tranquillo, nelle viuzze del paese
di cui hai varcato ogni porta e lassù,
nel nostro bel camposanto riascolteremo
la tua preghiera filtrata con
i raggi del sole, tra gli aghi dei pini,
profumata dalle viole che lì sbocciano
per prime, rincorsa dagli slanci degli
scoiattoli che tu osservavi beato,
diffusa dal suono possente e armonioso
delle nostre campane e dal vibrare
solenne dell’organo. Con la tua
figura solenne ma magrolina, con il
tuo sorriso fanciullesco, con la tua
berretta nera all’indietro, il bastone
con il pomo d’argento in mano, con
le guance scavate dalla fatica e dallo
scorrere inesorabile del tempo, tu
sarai sempre con noi. Ti sento sempre
vicino e come il Signore si servì
di te per far nascere nel mio cuore
la vocazione, oggi si serve ancora di
te nel mio ministero pastorale. Concludendo
mi permetto di aggiungere
che Pescasseroli può annoverare tra
i suoi abati due persone venute da
scuole di santi: don Carlo che ebbe
come educatore il beato Michele
Ruam primo successore di don Bosco
e don Luigi, come abbiamo già detto,
discepolo di san Luigi Orione, fondatore
dei Figli della Divina provvidenza
o “Orionini”.
Don Francesco Grassi