I modi di dire presi dalla Bibbia


"Chi trova un amico trova un tesoro"

Nella Bibbia ricorre spesso il tema dell'amicizia, ad esempio è famosa l'amicizia tra Davide e Gionata. Nel Vangelo di Giovanni, Gesù piange l'amico Lazzaro; più di una volta viene detto di Gesù di esse4re amico dei peccatori. Il proverbio: "Chi trova un amico trova un tesoro" si trova nel libro del Siracide (6,5-17). Queste parole sono un inno che esalta l'esperienza dell'amicizia e quanto è importante avere un amico, tanto quanto scoprire un tesoro. Il testo continua dicendo che nelle relazioni tra gli uomini basta una parola dolce e un linguaggio cortese per moltiplicare gli amici e per attirare saluti, "ma solo uno fra mille diventerà tuo confidente, perché spesso v'è l'amico che si cambia in nemico". Come vi è colui che ti è compagno a mensa, ma non lo trovi più nei giorni della sventura, per questo un amico fedele è un sostegno prezioso, e chi lo trova possiede un tesoro. Questo modo di dire è usuale anche nella vita quotidiana proprio perché l'amicizia è un legame profondo e sincero tra due persone.


"Dio vede e provvede"

Quante volte abbiamo sentito questa frase? Tante, soprattutto quando ci troviamo di fronte a un evento futuro, del quale non sappiamo lo svolgimento né la fine. I significati che noi diamo a questa frase sono molti, ma comunemente "Dio vede e provvede" sta a rappresentare la provvidenza di Dio che vede ogni cosa e non abbandona chi crede in lui. Un altro significato, abbastanza simile al primo, è che Dio vede tutto e tutti e provvede alle necessità degli umani. Questa frase è stata presa da un passaggio della Bibbia, più precisamente dal libro della Genesi 22,14, nel quale si racconta che Dio chiamò Abramo e gli disse di prendere il suo unico figlio, Isacco, di portarlo nel territorio di Moriah e di offrirlo in olocausto; quando Abramo levò il pugnale per uccidere suo figlio scese l'angelo del Signore il quale disse che non ci sarebbe stato bisogno di sacrificare Isacco perché Dio aveva visto che Abramo lo temeva. Allora Abramo chiamò quel luogo "Il signore provvede" e ancora oggi si dice "Sul monte il Signore provvede".


"Mea culpa"

Nella Bibbia ritroviamo l'espressione "Mea culpa" all'interno del Salmo 50. Essa viene dal latino e tradotta vuol dire "mia colpa" o "per colpa mia". Questa espressione si riferisce al pentimento di qualcuno. La persona pentita riconosce il suo errore e cerca di spiegarlo agli altri. Quindi si scusa di ciò che ha compiuto e usa l'espressione per far ricadere la colpa solo su se stesso. Di solito la persona che potrebbe pronunciare questo termine, propriamente religioso, è una persona peccatrice ma allo stesso tempo responsabile perché riconosce perfettamente il suo errore e ne accetta le dure conseguenze. Nel salmo che abbiamo citato questa frase è pronunciata da Davide, il famoso re d'Israele, un uomo pentito che confessa a Dio il suo peccato di omicidio e adulterio. Tutto il salmo è una richiesta di perdono al Signore, supplica di essere salvato, di purificarsi lo spirito e cancellare il male compiuto nell'oceano di misericordia di Dio. Egli riconosce la sua colpa, è consapevole di aver sbagliato e fa tutto il possibile per essere perdonato. Davide chiede di poter rinnovare il proprio spirito e tornare puro; supplica Dio di non respingerlo e di donargli la sua sapienza, la sua saggezza e la sua generosità.


"CHE CROCE !"

Qualcuno vi ha mai detto :"Che croce che sei!".Ora vi spiegherò cosa significa. La crocefissione era la pena di morte più usata dai Romani fino al IV secolo d.C. quindi se si esprime il modo di dire ,alla persona a cui è riferito ,che è "una lunga agonia" ,persona petulante e fastidiosa. Sicuramente i primi ad usare la crocifissione come pena di morte sono stati i Cartaginesi nelle Guerre Puniche contro i Romani. Cosi' i Romani appresero questa tortura e la stabilirono come una delle principali per tutti i traditori ,i ribelli ,i briganti non cittadini romani. La croce era divisa in due parti : l'asse verticale "crux" e l' asse orizzontale "patibulum",il tutto pesava circa 100 chili. Il condannato era costretto a portare il patibulum sulle spalle ,nudo,poi passava attraverso la città tra le fruste e le ingiurie del popolo.Quando arrivava sulla collina prestabilita veniva inchidato alla croce con chiodi lunghi circa 18 centimetri .La croce veniva puntata a terra e dopo lunghe ore di agonia il condannato moriva e spesso se resisteva gli venivano spezzate le gambe con una mazza di ferro . Certo il modo di dire "che croce !" detto ad una persona assillante è un po' esagerato se si parla di crocefissione come la pena di morte più atroce.


"Vade retro Satana!"

La parola Satana è usata nell'ebraismo e nel cristianesimo per indicare colui che guida le forze del male, ma spesso esso viene anche indicato con altri nomi, ovvero Diavolo e Lucifero. La parola Satana viene anche usata come aggettivo, ovvero per indicare una persona malvagia (esempio: Sei proprio un Satana !). Nell'Antico Testamento (più precisamente nel libro di Giobbe, 3° capitolo) Satana viene rappresentato come l'animale più astuto che Dio abbia creato. Egli è la causa per cui Adamo ed Eva, dopo aver mangiato il frutto proebito, vengono scacciati dal Paradiso. Infine Dio e il serpente vengono a uno scontro diretto, con cui il Signore condanna il serpente (ovvero Satana) a strisciare col suo ventre per terra e a mangiare quest'ultima per sempre. Nel Nuovo Testamento, invece, nel libro secondo Vangelo di Matteo, capitolo 4, Satana, a differenza dell'Antico Testamento, viene rappresentato come forma umana. Egli tenta Gesù per tre volte durante il suo pellegrinaggio nel deserto: la prima fu una tentazione di gola, la seconda di superbia, e l'ultima di avarizia. A tutte e tre le tentazioni, Gesù risponde con un amoroso, fiducioso e totale abbandono alla provvidenza di Dio. Infine, dopo aver specificato i momenti più importanti in cui viene nominato Satana nella Bibbia, ho voluto sapere secondo un mio amico cosa, per lui, significasse la parola Satana. Ecco la sua risposta: " La parola Satana per me significa: capo del male che è sempre in continuo agguato tra gli uomini per far sì che la malvagità domini sul pianeta Terra ".


"Porgi l'altra guancia"

Anche questa è un'espressione molto comune; in genere significa perdonare, non reagire con la vendetta, non usare la violenza, ma c'è anche chi pronuncia questo detto con ironia. Queste parole sono prese dal vangeli di Matteo 5, 38-39, dove Gesù dice: "Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente, ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgi anche l'altra". Questo proverbio dice che rispondere alla violenza con altra violenza causa solo altro male e dolore.


" BABELE "

Nel cap. 11 del libro della Genesi (Gn) troviamo il racconto della Torre di Babele, costruita dagli uomini perchè spinti dal desiderio di gloria e di potenza. Dio però, riprovando l'orgoglioso disegno degli uomini, li punì distruggendo la città che avevano costruito e la Torre, che sarebbe dovuta essere il mezzo per avvicinarsi al cielo, cioè a Dio; in più confuse la loro lingua. La biblica "costruzione della Torre di Babele" simboleggia la presunzione megalomane dell'uomo che vuole con i suoi mezzi terreni dare l'assalto al cielo; nella visione biblica, un tentativo disperato dell'umanità di ricostruire, anche contro la volontà di Dio, il legame tra cielo e terra spezzato dal peccato originale. Alcuni interpretano la costruzione della Torre in senso morale, come immagine della superbia degli uomini. Una leggenda ebraica fa del disprezzo per l'uomo da parte dei costruttori della Torre la causa della punizione divina: un operaio sarebbe precipitato dall'impalcatura e avrebbe trovato la morte, ma i costruttori, desiderosi di finire rapidamente l'opera con cui intendevano rendersi celebri, prestarono appena attenzione all'accaduto, facendo portar via il cadavere senza interrompere il lavoro. Due giorni più tardi, un pezzo del muro cadde; allora i costruttori si afflissero pensando alle spese da sostenere. La pietra che s'era staccata contava per loro più di un operaio morto. Questo fu uno dei motivi per cui Dio si decise a punirli. Nel linguaggio comune il termine viene utilizzato per indicare "caos, trambusto, bolgia, pandemonio" o comunque "un luogo molto disordinato". La definizione più corretta comunque è: luogo pieno di gente caratterizzato da grande disordine o da confusione rumorosa (dall'ebraico BABAL = confondere, ingarbugliare). Il nome biblico Babele viene collegato anche alla radice bll (confusione) ovvero alla leggenda della nascita delle differenti lingue dell'umanità, mediante le quali si sarebbe dovuto impedire per sempre il proposito di dare l'assalto al cielo. Esempio di frase: Questa casa è una vera babele.

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